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Samarcanda – la città azzurra

Samarcanda 

Samarcanda è una città in cui si ritorna

Samarcanda, la cita più famosa del’ Uzbekistan , era un tempo un luogo di sosta per le carovane in viaggio dalla Cina all’Europa. È da qui, che percorriamo la “Via della seta”, alla scoperta della preziosa eredità di questa leggendaria via commerciale.

Samarcanda era conosciuta in Europa già al tempo degli antichi greci, che la chiamavano Marcacanda. Conquistata da Alessandro Magno, e poi abbandonata come il resto del suo impero, fu distrutta dalle orde di Gengis Khan, ma poi rifiorì sotto il conquistatore che più di ogni altro legò il proprio nome a quello della città: Tamerlano. Nato nel 1336, il suo vero nome era Timur, cioè zoppo, nome affibbiatogli fgià da bambino a causa di un problema alla gamba provocato dalla poliomelite. Timur divenne un re molto famoso, e la sua intelligenza politica era pari alla sua ferocia in battaglia. Divenne emiro di un grande impero, che si estendeva dal Caucaso fino all’India, portando alla vittoria il suo temutissimo esercito in molte occasioni.

Molto famosa divenne anche sua moglie, la cinese Bibi Khanym, a cui sono legate molte storie epiche. Si narra, infatti, che ella, mentre il marito era via a condurre una delle tante guerre, decise di fargli un regalo, e chiese al più famoso architetto della città di costruire un mausoleo a Samarcanda, che doveva essere pronto prima del ritorno del re. L’architetto però era segretamente innamorato di lei, e tirava appositamente in lungo i lavori, promettendo che sarebbero finiti non appena lui avesse potuto darle un bacio. La donna, conoscendo la gelosia del marito, non voleva accettare; ma poi, resasi conto che il mausoleo non sarebbe stato finito in tempo, capitolò e permise all’architetto di baciarla sulla guancia. Il bacio, però, fu talmente intenso da lasciare una cicatrice sulla pelle della regina, al punto che lei decise di coprirsi il viso con uno scialle per nascondere l’accaduto; e, per non essere l’unica, costrinse tutte le donne del regno a fare la stessa cosa. Fu così che nacque l’uso delle donne islamiche di coprirsi il volto con un velo.

Ma la storia non finisce qui. Tamerlano, al ritorno dalla guerra, fu molto contento del regalo, ma volle sapere il motivo per cui le donne si erano coperte il viso. Bibi Khanym rispose che era per “tutelare il loro pudore“. Il buon re dapprima accettò questa scusa, ma ad un certo punto si spazientì e pretese di guardare il volto nudo della moglie. Non appena vide la cicatrice sulla guancia, andò su tutte le furie, e ordinò di far giustiziare l’architetto; non prima, però, che terminasse l’ultima stanza del mausoleo, in cui Bibi Khanym fu murata viva come punizione del suo tradimento.

Oggi il mausoleo di Bibi Khanym a Samarcanda, è uno degli edifici più spettacolari non solo di Samarcanda e Uzbekistan, ma di tutta l’Asia Centrale. E fu realizzato talmente bene che resistette anche al terribile terremoto che distrusse la città nel 1966: solo la parte ritoccata dai russi crollò in quella occasione, mentre la costruzione originale, pur vecchia di oltre sei secoli, rimase intatta.

La medressa, la prima ad essere realizzata, è quella di Ulug-Bek, nipote prediletto di Tamerlano, che fu completata nel 1420. Egli non era tanto un guerriero quanto uno studioso, e si appassionò molto di matematica e di astronomia; infatti, oltre alla medressa omonima che poteva ospitare fino a cento studenti, e in cui si trova ancora una statua in suo onore, fece costruire un osservatorio astronomico molto moderno, grazie al quale scoprì molti errori di calcolo sulle posizioni delle stelle fatti dagli scienziati arabi prima di lui.

Storia e ricchezza di Samarcanda sono legate alla sua strategica posizione: crocevia commerciale e culturale lungo la via della seta, in cui per secoli si sono intrecciate influenze, merci e idee, in arrivo sia dall’Europa che dall’estremo Oriente.

A muovere i commercianti che venivano qui da paesi lontani , non era soltanto la volontà di vendere le loro merci, ma anche la sete di conoscenza, il desiderio di scambiarsi progetti ed idee, in un incontro unico tra culture, tradizioni, religioni e lingue.

Carta di seta.

Proprio in questo scambio di idee e di influenze affonda le radici la tradizione della produzione della carta. La tecnica, originaria della Cina, venne poi affinata dagli artigiani di Samarcanda, che da allora se la sono tramandata di generazione in generazione. Oggi come già mille anni fa, il legno degli arbusti di more è l’ingrediente principale di questa carta dalla consistenza e la trama uniche.

“Già allora la nostra carta si riconosceva per il suo rumore inconfondibile”, ci dice Zarif Muhtarof, stropicciando dei fogli della sua carta, che sono appesi a essiccare.

Superficie liscia e brillante regalarono a questa carta anche il soprannome di “carta di seta”. Nota per la sua qualità sopraffina, fu nei secoli la base di numerosi manoscritti arabi e persiani.

“Soltanto emiri, sultani e vizir potevano permettersi di acquistarla — torna a dirci Zarif -. Per questo era chiamata anche ‘carta regale’. Quando la maneggio ho l’impressione di avere per le mani un tesoro, un tesoro che viene dal passato. Le carovane in transito sulla Via della Seta si rifornivano qui e la portavano in Asia, in Estremo oriente, in Europa”.

Da Samarcanda bastano due ore per raggiungere Shahrisabz, città natale di Tamerlano proposta dalle agenzie turistiche con enfasi immotivata dal momento che il centro è stato devastato da lavori faraonici a base di vialetti e piastrelle. La gita merita solo per l’ebbrezza di prendere la strada di montagna che trecento chilometri dopo Shahrisabz arriva a Termez, al confine con l’Afghanistan, e magari fermarsi nei mercati di campagna lungo la strada per far merenda con pesche e uva passa.

Spostarsi da soli in Uzbekistan è facile e poco costoso, ma meglio evitare gli autobus perché sono rari e lenti. Il mezzo più diffuso sono i camioncini chiamati marshrutka e i taxi condivisi, automobili private che partono quando hanno raccolto i quattro passeggeri necessari: la velocità è assicurata e pure il terrore di sfracellarsi per colpa di autisti che guidano senza guardare la strada, troppo intenti a contare i pacchi di banconote o chiacchierare con i passeggeri del sedile posteriore.

Samarcanda è una città in cui si ritorna. Per tentare di capire dove stiano magia e mistero. Dove stia il segreto della sua decadenza e rinascita. Quale sia l’attrazione maggiore, che rende Samarcanda indimenticabile al ricordo del turista. Samarcanda è senza dubbio una città letteraria: che evoca ambienti e atmosfere da grandi viaggi e grandi avventure.Il monumento più suggestivo di Samarcanda è la strada funeraria: Shahi-Zinda, che significa “tomba del re vivente”. C’è un santuario interno — meta attuale di pellegrinaggi — e tombe in cui furono sepolte famiglie e favoriti della corte di Tamerlano.

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